Stai sfogliando l'archivio mensile di novembre 2006.
Secondo un dossier recentemente pubblicato dal FiBL, i prodotti biologici da soli non sono sufficienti a mantenerci più sani, ma contribuiscono in maniera sostanziale ad una dieta più sana e sostenibile. I risultati delle ricerche condotte sulla qualità alimentare dimostrano che i prodotti bio: presentano un profilo nutrizionale migliore, grazie alla presenza di composti secondari e vitamine superiore; sono dotati di una maggiore qualità sensoriale, a causa del rispetto della stagionalità e delle tecniche agronomiche impiegate; si conservano meglio e più a lungo; vengono trasformati secondo procedimenti più naturali mantenendo elevato il profilo qualitativo; contribuiscono alla sostenibilità ambientale attraverso il mantenimento della biodiversità e del paesaggio e delle risorse naturali. Il dossier è stato prodotto in collaborazione con il Coop Naturaplan Fund, FQH (Food, Quality and Health), ITAB ( Institut Technique de l’Agriculture Biologique), IFOAM, Bio Suisse e la Soil Association. (FiBL/B@N)
Fonte Agricoltura Notizie
Si sa che nel bene o nel male gli USA anticipano sempre fenomeni e mode che poi arrivano con qualche anno di distanza da noi, specie nel business. Allora forse anche in Italia inizieremo a vedere presto un’inversione di tendenza circa il continuo crescere di esercizi e centri commerciali di grandi dimensioni, a favore di locali più piccoli e radicati nel territorio.
Michael Pappas fa l’agricoltore a tre o quattro svolte dal “raccordo anulare” di Washington: 2 acri e mezzo con 2 dipendenti e mezzo. Verbena al limone [lemon verbena], che vende allo chef Michel Richard per il ristorante il Citronelle, considerato uno dei migliori del paese, ruchetta selvatica per lo chef Johnny Monis a Komi. E poi insalata mesclun, basilico, peperoni, ravanelli, carote, barbabietole e salvia, per non menzionare l’abbondanza di clienti in una coop, altri ristoranti, i negozi alimentari locali ed un’impresa di catering. Come decine di altri agricoltori in tutta la regione, ha fatto leva sulla popolarità dei farmers market per espandere il mercato dei prodotti coltivati localmente ai ristoranti, alle società di catering, ai negozi di alimenti e perfino alle mense ed ai ristoranti delle università.
“Negli anni 70 e 80 la gente ha cominciato a scegliere di avere aziende più piccole,” ha detto Lynn Byczynski, redattore del bollettino “Coltivare per il mercato”, i cui 5.000 abbonati sono principalmente piccoli agricoltori. “Ora è il tempo dell’attenzione al dettaglio, alla determinazione del prezzo ed all’avere rapporti con i clienti. La gente sta guadagnandosi da vivere grazie e queste cose”.
Whole Foods recentemente ha annunciato un’intensificazione dell’acquisto di prodotti locali, compreso uno stanziamento di 10 milioni di dollari per promuovere l’agricoltura locale, sotto pressione dell’autore Michael Pollan, che ha messo in dubbio la saggezza dei prodotti biologici industriali. (a cura di agrapress)
Boera lancia il caffè bar Gelosia
Il nuovo progetto di Boera, società specializzata nella produzione e vendita di prodotti naturali e biologici, è l’apertura di 50 locali entro il 2007 in Italia e all’estero. Alimenti principe saranno caffè, cioccolato e gelati. Alcune indiscrezioni suggeriscono che la società della Burani sta analizzando l’acquisto di una piccola società specializzata in gelati artigianali. L’acquisizione dovrebbe avvenire entro il 2007. A fine luglio Boera ha acquistato la maggioranza di Spa Biorganics (prodotti cosmetici) e a maggio il 50% di Jungle Juice, la prima catena italiana di bar di succhi freschi. Questo dovrebbe permettere a Boera di chiudere l’anno con una cifra d’affari di 75milioni contro i 48 dell’anno precedente. Nel 2007 il gruppo di Cavriago dovrebbe raggiungere i 100 milioni.
Fonte Bioagricoltura Notizie
Con il progetto “Programma nazionale di sviluppo e promozione della Rete delle bio fattorie sociali” (finanziato dal Ministero della Solidarietà Sociale ai sensi dell’art. 12, lett. f, legge 383 del 7/12/2000), AIAB intende promuovere e valorizzare le attività sociali svolte all’interno delle aziende agricole ed in particolare delle cooperative sociali, favorendo il collegamento territoriale tra realtà agricola, cooperazione sociale e mondo scolastico. L’obiettivo del progetto è creare una rete di biofattorie socia li allo scopo di facilitare l’avvio di progetti sperimentali territoriali che coinvolgano direttamente soggetti socialmente svantaggiati al fine di avviare programmi di inclusione sociale e lavorativa. Condizione preliminare per creare una rete di fattorie biosociali è che si allarghi la conoscenza reciproca delle diverse esperienze. Con questo dossier abbiamo dato un primo piccolo contributo in questa direzione e vorremmo continuare a darlo con una seconda puntata che vogliamo preparare per il prossimo numero del giornale. Sicuramente fra voi che leggete ci sono persone che lavorano in fattorie biosociali: metteteci in condizione di contattarvi e di farvi raccontare la vostra esperienza. Lo stesso fate con altre di cui siete a conoscenza. grazie!
Basta inviare le seguenti informazioni
Ragione sociale dell’azienda
Indirizzo
Telefono
Indirizzo e-mail
Persona da contattare
a bioagricultura@aiab.it
Si tratta di un progetto di rete per il biologico equosolidale. Tutti prodotti agricoli per un consumo sano e altruistico. Frutta, verdura e carne freschissimi, pane, vini, formaggi, spezie, oli essenziali, detersivi e tutti i beni del commercio equo e solidale. Sono i prodotti rigorosamente biologici di ‘filieracorta’, progetto promosso da Arci, Aiab, Biodin, Bottega Oltremare, Overseas, Pol. San Faustino e Pol. Sacca, con l’obiettivo di costituire una rete di acquisto del biologico ed equosolidale. L’obiettivo è quello di informare e sensibilizzare le persone al consumo consapevole avvicinandosi ai prodotti biologici.
Tutte le settimane viene spedito agli iscritti il listino del fresco e della carne, quello del confezionato e dell’equosolidale è, invece, consultabile sul sito www.arcimodena.org. Le consegne hanno luogo il giovedì alle Pol. S. Faustino e Sacca. “A giugno 2008 Modena diventerà, inoltre, capitale mondiale del biologico” anticipa Antonio Lofiego, referente Aiab (Associazione Italiana per l’agricoltura biologica) per Modena, «Si terrà qui, infatti, il Consiglio nazionale dell’Ifoam, la Federazione internazionale dei Movimenti per l’agricoltura biologica. Anche Arci ha interesse a partecipare attivamente al convegno».

A Feltre una serie di eventi e sagre hanno evidenziato la preferenza della gente per i prodotti locali, meglio se ottenuti con metodi sani e biologici.
Almeno diecimila visitatori tra gli stand di campo Giorgio. Record di vendite per il biologico. Gli organizzatori: «Puntiamo sulla promozione»
La noce e tutti gli altri. Mele e castagne, vino e cioccolato, formaggi e salumi, marmellate e radicchio. La produzione agricola del parco delle Dolomiti – almeno venti prodotti con marchio certificato – chiude la stagione delle sagre con un successo che apre insperate prospettive di mercato. La fiera delle fiere, quella di ieri dedicata a San Matteo e alla noce feltrina, ha fatto registrare un’affluenza da record e soprattutto un volume di vendita senza precedenti. In attesa di cifre ufficiali, gli organizzatori si fregano le mani: il lavoro di promozione sta dando i suoi frutti.
Almeno diecimila visitatori hanno preso d’assalto gli stand di campo Giorgio nonostante il freddo per la fiera che ha chiuso due mesi e mezzo di rassegne accomunate dal clamoroso successo dei prodotti locali. Dal fagiolo di Lamon al pom prussian di Sovramonte ai maroni di Rasai e alle patate di Cesiomaggiore: da fine agosto tutta la produzione del Feltrino ha avuto la sua vetrina. Ieri il gran finale, con quella che può essere considerata la fiera delle fiere: tutta la produzione locale raccolta in trecento metri di esposizione. E visitatori da tutto il Veneto a fare man bassa di delizie senza pesticidi e additivi, di provenienza nota e certificata, sia dal marchio del parco che dalla faccia di chi quei prodotti li ha coltivati e confezionati.
«E’ la conferma del momento felice che stanno vivendo i prodotti tradizionali», ha detto Stefano Sanson della cooperativa La Fiorita di Cesiomaggiore, uno dei promotori della festa. «La gente si è resa conto che è direttamente responsabile di quello che mangia e cerca la qualità. Se la trova vicino a casa è anche meglio, anche perché nel nostro caso il Feltrino ha tanti ottimi prodotti conosciuti e riconosciuti».
Davvero incredibile, in effetti, la varietà di prodotti esposti sui banchi. Verdure di ogni genere con radicchio e patate in prima fila. Frutta fresca, con pere e pom prussian in cima alla hit dei prodotti più richiesti. La frutta secca con maroni e noci. Vini e liquori. Dolci: gelato, marmellate, cioccolato, miele. I formaggi e gli altri latticini delle aziende locali. Le carni e gli insaccati. Un paradiso di sapori che gli organizzatori, su iniziativa della Cmf, hanno fatto assaggiare con una sorta di cerimonia, la degustazione guidata alla ricerca dell’essenza del prodotto e della sua purezza.
In questo articolo alcuni spunti interessanti circa i trend di consumo e il successo dei centri commerciali, ai quali gli utenti chiedono di più, sostanzialmente luoghi di aggregazione, culturali e di divertimento, non solo d’acquisto. Si tratta di informazioni da tenere certamente in considerazione anche per l’apertura della caffetteria.
“Più della metà dei frequentatori non va per comperare necessariamente qualcosa ma per passare il tempo libero, fuggire al caldo della città, vedere gli amici”. Non più contenitori anonimi per merci a buon mercato, ma cittadelle parallele. La nuova tendenza: abbandonare le periferie e ritornare verso i centri storici
Hanno abbandonato da tempo quell´aria di contenitori anonimi dove si vendono merci a buon mercato. Sono diventati cattedrali del consumo dove si passa il pomeriggio facendo zapping tra i negozi in cerca dell´oggetto che appaghi il desiderio, il luogo dove girovagare senza meta a caccia di un acquisto, di uno stimolo o, come dicono gli studiosi di marketing, di un´identità.
«Per avere un´idea della consistenza del fenomeno basti pensare che il 20% delle nuove aperture negli ultimi 5 anni ha riguardato proprio questo tipo di insediamenti», spiega Gabriella Paolucci, autrice insieme ad altri ricercatori di un saggio di prossima uscita sui centri commerciali di seconda generazione, La città in vetrina, curato da Gianfranco Amendola, edito da Liguori. «Pensiamo al Bicocca Village di Milano, al Molfetta Fashion District costruito a Bari o al Leonardo a Roma, sono spazi che ricostruiscono una città fantasmatica in chiave Disneyland, un spazio-fortezza dove tutto – dalla mancanza di percorsi esterni per pedoni fino alla assenza di orologi – concorre alla costruzione di un luogo che si contrappone alla città». Si cammina nei viali dove vengono ricostruiti i centri storici, tra edifici falsi come le quinte di un teatro, simulazioni per sedurre una clientela che appare però sempre meno disposta ad acquistare. «Da una indagine emerge che solo il 36% dei frequentatori dei centri commerciali va per comprare qualcosa, il 55% li usa come luogo per le attività del tempo libero. Il 20% non acquista nulla e si reca solo per l´intrattenimento, in particolare i più giovani, quelli tra i 15 e i 24 anni», dice Gabriella Paolucci.
Uno scenario confermato anche da una ricerca Censis del 2004: il 39% degli intervistati percepisce il centro commerciale come un luogo “attraente” per le relazioni sociali. Luoghi dove girovagare senza uno scopo preciso, sedotti dalla rappresentazione di tutte le merci possibili, di tutti i desideri possibili. «Si va per passare il tempo, è quello che fanno soprattutto i giovani ma anche persone che non vogliono raggiungere il centro della città. Ci vanno gli anziani d´estate, cercando un posto dove poter star bene senza comprare. Ci vanno le persone che non hanno spazi ricreativi nella loro zona. Gli ultimi studi hanno dimostrato che più si sta in un centro commerciale e più diminuiscono le possibilità di acquisto», dice Carlo Meo, amministratore delegato di Marketing&Trade, che ha curato un´indagine sui giovani e il consumo. E sono proprio i giovani la clientela più affezionata, ma loro vanno per «altro»: per «stare con gli amici», «nei pomeriggi di pioggia», per «trovare la gente giusta», «per divertirsi».
Ricreare i centri storici nei centri commerciali, questa è la sfida. Esattamente l’opposto del progetto caffetteria, che vuole rivitalizzare il centro storico. Ma all’interno di questo trend ci sono anche progetti che mirano a portare nei centri storici i centri commerciali. Qui vedo una maggiore convergenza. C’è da riflettere! Che ne pensate?

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