Stai sfogliando l'archivio mensile di dicembre 2006.

Una delle novità dell’edizione 2007 di Salus, il Salone della salute e del benessere, la cui 11a edizione si terrà il26-27-28 Gennaio 2007 in Fiera a Verona, sarà l’attenzione rivolta alla tematica della filiera corta, cioè della possibilità di ridurre il più possibile il percorso che porta dal produttore al consumatore finale. La necessità di adottare questo tema nasce dalla consapevolezza che i produttori e i consumatori hanno obiettivi comuni, e che sono praticabili nuove forme di incontro, scambio e collaborazione. La filiera corta non è solo eliminazione dei passaggi intermedi: comporta infatti anche una drastica riduzione dei costi, sia monetari che ambientali; un aumento della tracciabilità dei prodotti; la giusta remunerazione dei produttori; la garanzia della qualità per i consumatori. Creare una nuova cultura del consumo secondo criteri di sostenibilità e trasparenza: questo, in so stanza, l’obiettivo di Salus 2007, il Salone della Salute e del Benessere che, nel corso dei suoi oltre dieci anni di attività, ha contribuito a sviluppare un nuovo modo di fare fiera, incentivando una precisa presa di coscienza da parte della nostra società. Per info: www.salusfiera.it

L’idea è stata sviluppata nel 2000 e, dopo poco meno di un anno dalla sua concezione, si è iniziato a realizzare il progetto dell’Ecoplexx, che ha destato fin da subito l’interesse sia del pubblico, sia del settore degli esperti. Anche il comune di Vienna risulta fortemente interessato alla realizzazione dell’Ecoplexx, dal momento che si presume venga ubicato in zona centrale.

Ecoplexx si differenzia dai comuni centri commerciali per il fatto che tutti i prodotti e i servizi offerti devono rispettare standard ecologici e sociali, assicurati da continui controlli. La formulazione dei criteri basilari e specifici di selezione per ogni tipologia di prodotto o servizio sarà affidata ad appositi istituti. Questi criteri forniranno al consumatore specifiche informazioni ambientali e sociali riguardanti ogni prodotto venduto.

Ai consumatori vengono offerti prodotti ecologici, per la soddisfazione dei loro fabbisogni quotidiani, beni durevoli e servizi eco-efficienti. Complessivamente, una perfetta “esperienza di acquisto” in un edificio perfetto. Ecoplexx può essere raggiunto facilmente con mezzi pubblici, mentre per coloro che abitano fuori Vienna è accessibile tramite l’e-commerce ed il suo portale internet.

Fonte: Greenplanet

Il consumismo degli italiani diventa virtuoso e low cost. Nel Bel Paese gli acquisti dei prodotti alimentari si fanno oggi principalmente al supermercato o negli hard discount. Si risparmia. Ma, nello stesso tempo, si punta a un maggiore benessere. Aumenta, infatti, il numero delle famiglie che preferiscono frutta e verdura biologica. La qualità, dunque, guida le scelte. Eppure, si fa fatica a soddisfare tutte le esigenze, perché si devono pur sempre fare i conti con le proprie tasche. Ben il 14,5% dei cittadini si trova in una situazione di reddito critica. Lo raccontano i dati del rapporto Censis-Confcommercio che mette a confronto la situazione italiana nel 2006 con quella europea.

Il nuovo piace. Anche in Italia si fa strada la diffusione di prodotti biologici, di erboristeria, del commercio equo e solidale e dei cibi etnici. Nel nostro paese vengono acquistati soprattutto frutta e verdura biologica. È preferita dal 42% delle famiglie. La scelta di nutrirsi in maniera diversa la fanno principalmente le giovani generazioni. Dagli ultimi dati dell’osservatorio permanente dei consumi della Confcommercio e del Censis risulta infatti che solo il 26% degli ultrasessantacinquenni acquista i prodotti dell’agricoltura biologica. Una percentuale che sale molto, raggiungendo il 46% tra i trentenni, i quarantenni e i cinquantenni. Secondo il Censis è il chiaro segnale che sta prendendo piede una dimensione responsabile e consapevole del consumo, che va oltre la semplice ricerca di novità e di esotismo.

Aumenta il numero delle famiglie che acquistano prodotti con il marchio commerciale delle grandi catene distributive. La percentuale è salita al 78% rispetto al 66% del 2004. Sembra proprio che il marchio commerciale sia l’ideale per trovare quell’equilibrio ottimale tra prezzo e qualità dei prodotti. Si spende meno, infatti, ma si ottine comunque un livello qualitativo accettabile.

Per le loro spese gli italiani preferiscono gli hard discount, gli ipermercati e i supermercati. Ma c’è di più. Gli shopping center si propongono non solo come punto di riferimento per i processi di consumo, ma come spazio d’aggregazione per giovani e famiglie. In questi centri convergono servizi, divertimenti ed offerte per il tempo libero. Intorno al punto vendita sorgono, infatti, ristoranti, pizzerie o kindergarden. «Se fino ai primi anni Novanta – si fa notare nel rapporto – erano pensati come degli scatoloni basati sul concetto di economicità, che avevano la vendita quale unico obiettivo privi d’aree di percorrenza e di sosta, i centri commerciali sono ormai dei posti vivi e vibranti, in cui il comfort del cliente-consumatore è divenuta la preoccupazione principale delle società che li gestiscono, così come la ragione fondamentale del loro successo».

In Italia, il negozio di quartiere, diventato sconosciuto in molti paesi europei, tiene. Vi fa acquisti ancora il 31,5% dei consumatori. Continuano poi a essere frequentati i mercatini rionali scelti dal 40% delle famiglie. I consumi ristagnano. Dunque, tirando le somme i consumi tricolore ristagnano. A settembre solo il 31% delle famiglie italiane ha potuto aumentare gli acquisti. Sono stati molti di più invece i cittadini di Eurolandia che hanno messo mano al portafoglio: il 45%, cioè quasi la metà dei consumatori. «I segnali rassicuranti per le famiglie appaiono scarsi sia dal sistema politico che da quello economico, questo porta a pensare che lo scenario nei prossimi mesi sarà ancora improntato alla cautela», commenta il presidente della Confcommercio, Carlo Sangalli.

Nell’ambito della valorizzazione e promozione dell’offerta turistica e delle produzioni locali nel Basso Mantovano, l’Agenzia Innovazione e Sviluppo del Destra Secchia ha ideato un progetto di ampio respiro per dare valore anche alle piccole realtà. E’ nato così «Turismo nel Basso Mantovano» e «Alla scoperta di verdi proposte», progetto finanziato dalla Regione con i fondi europei Obiettivo 2.

Dopo una ricognizione di tutte le opportunità offerte dal territorio da soggetti privati e pubblici, Agenzia Innovazione e Sviluppo ha infatti ideato il portale www.verdiproposte.it: una vetrina che offre informazioni sulle opportunità offerte dal Basso Mantovano, all’insegna della cooperazione tra soggetti pubblici e privati. Fruitori saranno i turisti che amano scoprire il valore della genuinità, dell’accoglienza e della natura oltre ai cittadini che riscoprono il valore della propria terra. Le attività economiche e produttive del territorio avranno così modo di pubblicizzare i propri prodotti.

Un sito qualificato dedicato alle attrattive offerte dal Basso Mantovano per la fruizione di ‘verdi’ proposte improntate all’insegna della sensibilizzazione ambientale, della valorizzazione della flora autoctona, dei prodotti alimentari ed eno-gastronomici tipici e della produzione biologica. Il progetto rispecchia la volontà della Provincia e dei Comuni che in questi ultimi anni hanno creduto fortemente nella promozione del territorio basso mantovano.

Il turismo nel Basso Mantovano, nato come una proposta di nicchia, rivolto a luoghi e percorsi caratterizzati dalla bellezza ambientale, artistica, antiche tradizioni culturali e sagre, gastronomia di qualità, ospitalità a misura d’uomo, è andato arricchendosi di molte iniziative.  

A Berkeley, California, un sistema del genere esiste da diversi anni.

Sono 46 i negozi alimentari e di generi misti, da Malles in Venosta a Sesto in Pusteria, che potranno esporre nel 2007 il Marchio ecologico. Sono quelli che hanno superato i severi esami e controlli previsti per ottenere il logo. Ieri, nella sede dell’Unione commercio di Bolzano ha avuto luogo la cerimonia di conferimento del marchio. L’ambizioso progetto viene gestito da nove anni dall’Unione in collaborazione con l’Agenzia per l’ambiente e la ripartizione provinciale per il commercio.

Alla cerimonia erano presenti tra l’altro il direttore dell’Unione, Dieter Steger, l’assessore provinciale all’ambiente Michl Laimer, il direttore dell’Ufficio provinciale al commercio Umberto Meneghelli e quello dell’Ufficio rifiuti Giulio Angelucci. Il relatore ospite Hans Lösch, presidente dell’associazione «Bioland Alto Adige», ha parlato delle strategie per la produzione e la commercializzazione di prodotti biologici altoatesini.

La differenza rispetto ad altri esercizi commerciali sta nel fatto che i negozianti con il Marchio ecologico contribuiscono a migliorare l’ambiente con varie iniziative proprie come la raccolta differenziata dei rifiuti, rastrelliere per biciclette davanti ai negozi, impiego di frigoriferi con recupero di calore. Inoltre vendono prodotti ecologici, regionali, biologici o del commercio equo.

Per risparmiare bottiglioni di plastica e imballaggi di cartone, con duplice beneficio per i portafogli e l´ambiente, il Piemonte lancia il detersivo alla spina. L´iniziativa partirà il 30 novembre e coinvolgerà tre catene della grande distribuzione: Auchan, Crai e Ipercoop.

L´idea, spiega l assessore regionale all’Ambiente Nicola De Ruggiero che ne è l´ideatore, è mutuata da alcune esperienze attive in Germania e in paesi del Nord Europa. Ma è la prima volta in Italia che una iniziativa del genere va oltre l´esperimento di nicchia per coinvolgere i grandi supermercati e le più note marche di detersivi. I consumatori saranno forniti del bottiglione per il detersivo soltanto la prima volta in cui utilizzeranno in nuovi distributori alla spina. Per gli utilizzi successivi dovranno ricordare di portare indietro da casa il contenitore, che riempiranno dalle bocchette erogatrici di detersivo installate in supermercati e ipermercati aderenti all´iniziativa.

La Regione, sottolinea De Ruggiero, non ha erogato fondi per spingere i produttori e le grandi catene a sperimentare la nuova modalita´ di distribuzione dei detergenti. Si è limitata a far sedere tutti intorno a un tavolo per studiare il problema e individuare le azioni da compiere. Dal momento in cui partirà, il successo dell´iniziativa è lasciato al libero mercato. Oltre alla sempre più viva coscienza ambientalista, sui consumatori dovrebbe agire da incentivo anche l´aspetto economico, visto che non si dovrà più pagare un contenitore nuovo a ogni acquisto.

A partire dal 22 novembre scorso, nella mensa universitaria di Catania di via Oberdan è stata introdotta la ‘linea verde’, ovvero una scelta di menu vegetariani per dare la possibilità a tutti gli studenti che conducono un’alimentazione vegetariana e vegan, di usufruire appieno dei servizi di ristorazione della mensa. La decisione è scaturita grazie alle pressanti richieste di uno studente vegetariano, socio LAV, che per mesi non ha potuto usufruire appieno della mensa universitaria la quale offriva quasi esclusivamente piatti a base di carne. Soddisfazione è stata espressa dalla LAV per la dimostrata sensibilità dell’Amministrazione verso una porzione in crescita della società, costituita da quanti decidono di adottare questo tipo di regime alimentare. Il numero di vegetariani in Italia, secondo un recente studio dell’Eurispes, si aggira intorno ai 3 milioni di persone, cifra destinata ad incrementarsi; sono sempre di più infatti, le persone che decidono di abbracciare la scelta vegetariana, spinti da motivi etici o semplicemente dalla ricerca di un’alimentazione sana e priva di sostanze dannose per l’organismo, come proteine in eccesso, grassi saturi e prodotti chimici aggiunti, presenti nei cibi di derivazione animale.

Lester Brown mette sull’attenti circa il trend crescente di utilizzare cereali per produrre biocombustibili (etanolo, non biodiesel che deriva da colture che prevalentemente non sono utilizzate come base alimentare, ad esempio la colza) quando la produzione mondiale non è più sufficiente per soddisfare la domanda. Ma è la FAO che ci da un’altro punto di vista, ovvero il costo crescente dell’industria della carne e degli allevamenti intensivi. Nessuno chiede che tutti diventino vegetariani, ma un po’ di moderazione nel consumo di carne farebbe bene alla salute di tutti, non solo dell’ambiente.

“Attenzione ai cereali!”, un articolo sul Guardian di Lester R. Brown, ex direttore del World Watch Institute
“Ora che il raccolto di cereali di quest’anno è nei silos, è tempo di prenderne le misure e guardare avanti”. Così esordisce Lester Brown, ex direttore del World Watch Institute, in un allarmato articolo comparso sul Guardian. “La produzione mondiale di quest’anno, – prosegue Brown – 1967 milioni di tonnellate, è inferiore al consumo, stimato in circa 73 milioni di tonnellate. Questo deficit (quasi 4%) è uno dei più grandi mai registrati.
Cosa ancora piu’ preoccupante, in sei dei sette anni scorsi la produzione globale di cereali non e’ bastata a soddisfare la domanda. Di conseguenza, gli stock mondiali di cereali sono stati ridotti a 57 giorni di consumo (65 giorni è il minimo suggerito) – il livello più basso da 34 anni. L’ultima volta che han no raggiunto un livello cosi’ basso, i prezzi del frumento e del riso sono raddoppiati.
La crescita nel consumo di cereali durante i sei anni dal 2000 e’ stata in media di circa 31 milioni di tonnellate l’anno. Di questo aumento, quasi 24 milioni di tonnellate sono stati consumati come alimenti o mangimi. Ma è la quantità di cereali usata per produrre combustibili che sta esplodendo. Lo sviluppo annuale dell’utilizzo di cereali per produrre etanolo da usare come combustibile per le automobili e’ stato in media di quasi 7 milioni di tonnellate per i soli Stati Uniti, balzando dai 2 milioni di tonnellate del 2001 ai 14 milioni di tonnellate del 2006”. (Agrapress)
Per saperne di più leggi
Attenzione ai cereli
, di Lester R. Brown nella versione tradotta e pubblicata da Agrapress
L’ombra minacciosa delle mucche
Secondo un rapporto della Fao, intitolato “La lunga ombra del bestiame”, gli animali d’allevamento emettono più gas serra delle auto, se si tiene conto non solo dell’anidride carbonica ma anche del metano. E poi ci sono ammoniaca e nitriti del letame, ormoni e antibiotici usati nell’allevamento, erbicidi e fertilizzanti sparsi sui campi dove cresce il foraggio. Il bestiame utilizza il 33% delle terre, se si tiene conto anche della produzione del mangime, e un’enorme quantità d’acqua. Gli animali da allevamento rappresentano il 20% degli esseri viventi e sono diventati secondo la Fao la maggiore minaccia per l’ambiente. L’impatto del sistema di allevamento industriale è enorme : per un chilo di proteine animali servono da 3 a 10 chili di proteine vegetali. L’agricoltura assorbe il 70% dell’acqua usata dall’uomo. Un chilo di carne di manzo contiene 100 mila litri d’acqua, a cqua usata per coltivare il cibo di cui l’animale si è nutrito. Un chilo di soia o di riso si ottengono, rispettivamente, con solo 2 mila e 1900 litri d’acqua.
L’International Water Management Insitute sottolinea la crescente tendenza a trarre dalla terra prodotti che bevono come spugne: latte, carne in primis. Non si tratta ora di diventare tutti vegetariani. Sarebbe sufficiente, per i consumatori, una maggiore attenzione nell’assunzione di proteine animali (un indiano consuma in media 5 kg di carne in un anno contro i 123 di un americano), e per i produttori, adottare metodi di allevamento più sostenibili e magari utilizzare specie animali meno esigenti in materia di acqua, foraggio e mangime. (Fao/SloWeb)

Dopo un’introduzione che spiega cos’è l’agricoltura biologica, il sito on-line “Milanodabere.it”- riporta un elenco di locali ove è possibile mangiare piatti cucinati con ingredienti da agricoltura biologica. Si parte dalle pizzerie biologiche come Bio Pizza (corso Italia 16, tel. 02 86452131), o Pizzeria Girasole (via XX Settembre 71, Sesto San Giovanni, tel. 02 22470967) e si passa al take away biologico, comodissimo per gli amanti del mangiar sano, come Pizza e Natura (via San Marco 12, tel. 02 29007100), e Eco Pizza (via C. Battisti 1, tel. 02 76022257). Per chi fosse indeciso tra la pizza e vari piatti, c’è invece il Bio Solaire. In un ambiente innovativo ed elegante, con arredamento all’avanguardia, il menu prevede piatti realizzati con ingredienti di stagione, rigorosamente biologici e trattati nel rispetto di antiche ricette, che fanno di Bio Solaire un punto di riferimento per gli amanti dei profumi e dei sap ori della cucina mediterranea. Stesso concetto per il Nectar per il LifeGate Cafè. Un angolo appartato che, per il momento del pranzo, della cena o del dopo cena, consente di rilassarsi in un ambiente soft e cordiale offrendo una cucina all’insegna del mangiar sano. (Milanodabere.it)

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